sabato 21 marzo 2020

21 marzo: primavera e poesia.



Sono nata il ventuno a primavera
Sono nata il ventuno a primavera 
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta. 


Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.


                                  Alda Merini
Parafrasi:
Proprio il 21 marzo 1931 è nata la grande poetessa milanese Alda Merini, donna che non sempre è stata apprezzata, ma che anzi non è stata compresa: la sua sensibilità e la sua estrosità sono state represse e rinchiuse in un manicomio. Nella sua poesia Sono nata il ventuno a primavera, appartenente alla raccolta Vuoto d’amore del 1991 la poetessa riflette proprio sul legame tra la propria presunta follia e la data della sua nascita, coincidente appunto con l’inizio della stagione più fiorita. Dichiara la poetessa in un’intervista a cura di Luciano Minerva:

“Il 21 marzo è la festa mondiale della poesia, ma il 21 come inizio della primavera è un caso, primavera è folle perché è scriteriata, perché è generosa. Però incontra anche il demonio. E io l’ho incontrato il demonio. Era il manicomio.”

Nove brevi versi, ma ricchi di significato e di sentimento. Sono nata il ventuno a primavera è la poesia in cui versi, follia, primavera si fondono in un’unica cosa. 
La poetessa riflette sulla sua pazzia e si domanda perché nascere folle, aprire le zolle, ossia essere fuori dagli schemi, possa suscitare scandalo. Aprire le zolle però significa anche rompere la terra per far emergere qualcosa di nuovo, la vita. La follia della poetessa, riconosce la stessa Merini, non è qualcosa di oscuro, ma è qualcosa di vitale, che l’ha portata ad essere l’artista che tutti noi conosciamo ed amiamo. Così la poetessa si pone delle domande: “perché questa pazzia, che non nuoce a nessuno, è stata considerata come un’erbaccia cattiva da estirpare, che avrebbe avvelenato e distrutto il resto del raccolto, come una tempesta che rovina e spazza via i frutti della terra?“.

In un’immagine allegorica ed ermetica, due tratti tipici della scrittura della Merini, la poetessa chiama Proserpina la Primavera, che vedendo piovere sui suoi frutti (sui grossi frumenti gentili), scoppia a piangere: le sue lacrime sono cariche di dolore, ma anche di speranza, proprio come una preghiera. È proprio la speranza che ha sempre accompagnato la vita della poetessa, che ha fatto in modo che lei continuasse a lottare, nonostante il dolore, il demonio del manicomioper affermare la primavera che aveva in sé.

venerdì 20 marzo 2020

Fatto e pensato! Prima puntata



Qui potete vedera la prima puntata di una serie di video creati per voi e per giocare con le parole.
Buona visione e buon divertimento!